Smartworking e Coronavirus: quali sono i rischi per le aziende?

Mentre le autorità di tutto il mondo lavorano per contenere il coronavirus e cercano di impedirne la diffusione, molte imprese si rivolgono alla videoconferenza, alla sincronizzazione e alla condivisione dei file e ad altre soluzioni di lavoro a distanza. È dunque giunta l'era dello Smartworking?

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Smartworking coronavirus

I casi di contagio da coronavirus COVID19 aumentano e con essi anche la preoccupazione dei cittadini che, pur continuando con una vita normale, si chiedono quale siano i metodi di prevenzione più efficaci da adottare per evitare di essere contagiati dall’ormai celebre Covid-19.

Sia che si tratti di grandi imprese o di realtà medio-piccole, la soluzione che si è adottata per contrastare i danni causati dall’epidemia è stata quella dello Smartworking. Il motivo è semplice: grazie ad esso, le aziende che forniscono servizi possono continuare ad operare tranquillamente senza dover chiudere l’attività come, purtroppo, hanno dovuto fare molte altre aziende operanti in altri settori.

Smartworking come soluzione a tutto

Il lavoro a distanza può sicuramente giovare a un’azienda, incoraggiando una maggiore collaborazione e condivisione delle conoscenze. Ecco perché la sua adozione è cresciuta significativamente negli ultimi anni. Infatti, il mercato globale della sincronizzazione e condivisione dei file aziendali dovrebbe raggiungere 24,4 miliardi di dollari entro il 2027, rispetto ai 3,4 miliardi del 2018.

Una modalità quella dello smartworking adottata con facilità soprattutto dalle società più grandi e già preparate in questo senso, che evita che le imprese siano ferme, limita gli spostamenti dei lavoratori e dunque il rischio di contagio e che ha impatti positivi anche sull’ambiente.

Sicurezza informatica

Certo non è tutt’oro quel che luccica. Una situazione critica come quella che si è sviluppata nelle ultime settimane a causa del Coronavirus, ha portato molte aziende che non erano pronte ad adottare lo Smartworking, ad attivare in fretta e furia accessi e piattaforme ai propri dipendenti anche fuori dalla rete aziendale.

Ciò ha creato non poche preoccupazioni ai piani alti di molte grandi aziende, poiché si è creata una situazione di criticità per quanto riguarda la sicurezza dei dati sensibili. Le aziende si affidano a sistemi sempre più sofisticati per proteggere i dispositivi interni, ma le navigazioni da remoto sono più difficili da controllare e maggiormente soggette agli attacchi degli hacker, in particolare ai sistemi di Spear Phishing, con il rischio di acquisizione di password e importante perdita di operatività dei dispositivi aziendali.

Per contrastare questa situazione, le aziende devono implementare la sincronizzazione sicura dei file e condividere le tecnologie in modo che i dipendenti possano lavorare da casa e al contempo accedere e trasferire i dati in modo sicuro e protetto.

Siamo realmente pronti per lo Smartworking?

Secondo l’Allianz Risk Barometer 2020, le imprese si troveranno ad affrontare rischi di violazioni di dati sempre più grandi e costose, così come la prospettiva di sanzioni pecuniarie o controversie legali in materia di privacy. Gli incidenti stanno diventando sempre più significativi e le aziende sono colpite da attacchi sempre più hi tech e da ingenti richieste di estorsione.

Cinque anni fa, una tipica richiesta di riscatto sarebbe stata di decine di migliaia di dollari, mentre ora può superare il milione di dollari. Si parla qui ovviamente di grandi corporation, ma va considerata la crescita esponenziale di episodi di attacchi esterni.

Insomma, una situazione preoccupante che sta portando alla luce diverse tipologie di lavoro smart fino ad oggi sconosciute ai più. Che ne pensate?

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