PROFESSORI: PER INSEGNARE BASTERÁ LA LAUREA

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ADDIO AI TRE ANNI DI FIT: LARGO AD UN SOLO ANNO DI FORMAZIONE E PROVA

Per diventare insegnanti basterà un normale esame, aperto a tutti i laureati; così è scritto nella bozza di legge di bilancio.

Lo scenario che si presenta mostra una situazione non proprio florida per per il nostro sistema scolastico, dove insegnanti sempre più giovani e inesperti sederanno in cattedra per istruire i nostri figli.

COSA CAMBIA RISPETTO AL PRECEDENTE SISTEMA DI RECLUTAMENTO?

In cosa consiste il precedente sistema? Il Fit (formazione iniziale e tirocinio) era un unico corso-concorso: una prova a monte (scritto e orale).

I vincitori accedevano ad un tirocinio triennale, il primo anno maggiormente teorico, gli ultimi due più pratici, fino all’assunzione definitiva al termine del triennio (e al giudizio positivo sul suo superamento).

Questo sembrava un buon compromesso tra la necessità di formare i futuri docenti e l’esigenza di abbreviare il percorso di reclutamento.

La durata prevista non era breve (tre anni non sono pochi) e lo stipendio non era un granchè (circa 600 euro al mese per il primo anno), ma gli aspiranti insegnanti sembravano essersene fatti una ragione. Ora si riparte daccapo.

ADDIO AI TRE ANNI DI FIT

Il primo punto su cui è necessario soffermarsi è proprio questo relativo all’abbandono del sistema di formazione iniziale ( FIT) che verrà sostituito con il “percorso annuale di formazione iniziale e prova“.

Questo vuol dire che una volta vinto il concorso, il docente dovrà sostenere un solo anno di formazione, che varrà come anno di prova, in seguito al quale sarà assunto di ruolo, (sempre se avrà ottenuto un giudizio positivo).

Un’ altra novità è il vincolo quadriennale; a termine del percorso annuale di formazione e prova, l’insegnante verrà assunto nella stessa scuola dove avrà trascorso l’anno di prova e dovrà restarci però per almeno 4 anni, senza avere la possibilità di chiedere trasferimento (attualmente 3 anni, con concessioni in deroga), salvo esuberi.

CREDITI FORMATIVI PER ACCEDERE AL CONCORSO

Resta confermato l’obbligo di possedere almeno 24 crediti formativi in materie psicopedagogiche (indispensabili nella gestione di bisogni educativi sempre più articolati e complessi) e didattiche (non basta sapere l’italiano, bisogna anche saperlo insegnare).
Non per tutti però, sono esentati tutti coloro che siano già in possesso dell’abilitazione all’insegnamento.

I “vecchi” laureati non dovranno dimostrare niente, la tenacia con cui hanno già affrontato anni di precariato è di per se un requisito.

Inoltre, per tutti coloro che negli ultimi 8 anni hanno prestato almeno tre anni di servizio, è prevista una quota riservata del 10% nelle prossime assunzioni.

COME SARÁ STRUTTURATO IL CONCORSO

Per quanto riguarda le prove del concorso, queste saranno articolate in tre prove complessive:

  • due scritti ed una prova orale, per l’insegnamento;
  • uno scritto a carattere nazionale e un orale specifico per gli insegnanti di sostengo.

Il primo ed il secondo scritto saranno superati con una valutazione di sette decimi, il superamento del primo, che riguarda la materia di insegnamento, è ovviamente fondamentale per accedere alla seconda prova di carattere pedagogico.

La prova orale, oltre a valutare le conoscenze nelle materie di competenza, verificherà la conoscenza di una lingua straniera europea almeno al livello B e valutazione delle conoscenze informatiche.

Ogni commissione pubblicherà la propria graduatoria per chi ha superato le prove, sommando i punteggi ai titoli.

La graduatoria di tale concorso avrà validità biennale (comunque perderà validità con la pubblicazione della successiva) e darà accesso alle liste da cui si assegneranno le supplenze.

Ogni graduatoria avrà al massimo un numero di vincitori pari ai posti messi a concorso.

MENO TIROCINIO SIGNIFICA MENO PREPARAZIONE?

Se da un lato il nuovo sistema accorcia l’iter di assunzione, permettendo in teoria di entrare in ruolo già a 24 anni, dall’altro il vecchio percorso, certamente più impegnativo, aveva il merito di formare in modo più approfondito gli aspiranti insegnanti.

Senza più corsi, apprendistati e supplenze di prova, arriveranno in cattedra insegnanti meno preparati?  Scrivi cosa ne pensi nei commenti e condividi l’articolo facebook!

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