Più produttività in ufficio con il manager della felicità

La felicità rende più produttivi questo si sa ma non sempre negli ambienti di lavoro regna un'atmosfera distesa e felice ecco perchè sta prendendo piede la figura del manager della felicità.

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Come ho scritto in articoli precedenti il welfare aziendale è alla base della produttività. Per questo motivo, in azienda, un figura come quella del manager della felicità non dovrebbe mai mancare.

Chi è il manager della felicità

Il Manager della Felicità, o Chief Happiness Officer, nasce negli Stati Uniti qualche anno fa e si colloca all’interno della grande famiglia delle Risorse Umane. In pratica, è un manager evoluto secondo i più moderni principi di organizzazione e psicologia aziendale e gestione delle community, che si occupa della “felicità” dei dipendenti, e lavora per farli stare bene.

Il suo compito è quello di creare un ambiente di lavoro che consenta a tutti i dipendenti di vivere al meglio all’interno del contesto lavorativo.
Al CHO si chiede di misurare il livello di gratificazione e di soddisfazione dei dipendenti e di trovare le migliori politiche e strategie per arrivare all’obiettivo dichiarato.
Già nel 2015 aziende come google o zoppas, colosso nella vendita di scarpe abbigliamento on line, si sono rivolti al manager della felicità.
La crescita di questa professione va di pari passo con l’indubbio sviluppo che ha registrato in Europa e, in modo particolare in Italia, la consapevolezza che politiche basate sul work life balance non sono più procrastinabili così come fondamentale è cementare il rapporto azienda-dipendente che non può che basarsi su un rapporto di fiducia.

Per un’azienda, avere collaboratori felici significa trattenere i propri talenti , renderli più coinvolti nella missione aziendale, in sintesi il massimo che un’azienda possa aspettarsi da un dipendente è che egli ci tenga all’azienda stessa come se fosse sua, che sia veramente soddisfatto e orgoglioso di lavorarci.

Un compito arduo. Gli uffici spesso sono luoghi tristi e noiosi già nella loro struttura: scrivanie anonime, tutte uguali, poco spazio per la personalizzazione, poco colore.

Negli uffici, specialmente quando si tratta di aziende di certe dimensioni, le tensioni sono frequenti: competitività tra colleghi che produce divisioni e poca collaborazione; scadenze e ritmi di lavoro pressanti; superiori con cui è difficile comunicare; rigidità di ruoli e gerarchie; poche occasioni di lavoro in team destrutturate e creative.

Da questa descrizione è già possibile verificare che i compiti di cui si può fare carico un manager della felicità sono concreti e quanto mai vari, nel senso che variano da azienda ad azienda.

Cosa può fare un manager della felicità per le aziende

Ogni azienda ha la propria struttura e i propri obiettivi, relazioni e mansioni diverse tra loro,  ma ci sono degli aspetti comuni su cui lavorare a prescindere dall’attività svolta.

Rispetto

Suona come ovvio, ma un trattamento sbagliato è uno dei motivi più frequenti per cui un dipendente lascia un’azienda. I dipendenti meritano di essere trattati come se fossero i migliori clienti in termini di rispetto, vocabolario, azioni e promesse. Nulla autorizza un datore di lavoro a trattare sgarbatamente i propri dipendenti.  Il rispetto è una componente essenziale di un sano rapporto di lavoro, che il CHO non solo deve adottare come proprio comportamento ma assicurarsi che tutti i vari livelli manageriali adottino tra pari livello e tra sottoposti. Nella dignità e rispetto, non esistono livelli.

Garantire le basi

E’ chiaro che se i bisogni di base di un dipendente non sono coperti, tutto quello che si può fare per cercare di renderli felici non ha molto senso. Prima di tutto, quindi il CHO, deve assicurarsi che contratto di lavoro e trattamento economico siano quelli adeguati per il dipendente.

Dare ai dipendenti una voce

Le persone vogliono essere ascoltate, sempre, questo è il primo passo per farle sentire apprezzate. In azienda hanno bisogno di canali appropriati, linee guida e un percorso di azione che assicuri una risposta ai loro bisogni e idee. Cioè, non basta, che si dica ai dipendenti ‘ti ascoltiamo’, bisogna farlo: che si tratti di una telefonata per chiedere come va un certo problema, o di un’e-mail di follow-up dopo un’incontro, o di un feedback sulla loro attività, devono sapere che qualcuno effettivamente li sta ascoltando. Un primo passo che il CHO dovrebbe fare per aprire un canale di ascolto con i dipendenti è proprio intervistare il personale e chiedere “cosa ti renderebbe più felice in ufficio? cosa vorresti che questa azienda ti offrisse? ti piace lavorare qui? come potremmo migliorare le condizioni di lavoro?”.
Oltre e capire il livello di felicità da cui si parte, l’operazione permette al manager della felicità di stabilire un contatto più profondo con le persone, farle sentire importanti e coinvolte, magari ricevere suggerimenti davvero utili.

Assicurarsi che i valori aziendali siano conosciuti e apprezzati

I valori aziendali sono fondamentali, legano insieme l’ immagine esterna dell’azienda (il marchio) con quella interna (la cultura aziendale). Ma non è sufficiente averli su un pezzo di carta, o sul sito web. Bisogna costantemente renderli vivi e re-dichiararli, traducendoli in comportamenti, e assicurarsi che le persone conoscano tali valori e soprattutto apprezzino che c’è coerenza tra quanto l’azienda per la quale lavorano dichiara e quanto effettivamente realizza.

Libertà

Tra le cose che molte aziende stanno adottando oggi c’è la libertà di portare al lavoro il proprio animale domestico, solitamente il proprio cane, ovviamente fattibile se l’animale è docile e nessuno dei colleghi ha allergie o fobie.

Il CHO dovrebbe fare in modo (e organizzare le cose) affinchè sia assicurato ai dipendenti di avere una certa flessibilità nella gestione del proprio tempo, dei propri orari, magari con formule di smart working, la libertà di personalizzare il loro spazio di lavoro e la libertà di proporre e eventualmente implementare le proprie idee.

Sostenere la crescita

Le persone devono sapere che possono crescere professionalmente in azienda e che saranno aiutate in questo se si mettono in gioco con il proprio talento.
Il CHO è quella persona che in qualsiasi fase della loro esperienza lavorativa le stimola a sfruttare i loro punti di forza e cogliere nuove opportunità; che crea e promuove nuove opportunità di crescita per trattenere i talenti.

Incoraggiare un ambiente piacevole

Non si tratta di trasformare il luogo di lavoro in un parco divertimenti, ma di creare occasioni per stimolare una comunicazione personale e di qualità tra colleghi. Anche una partita a freccette o a biliardino può aiutare e permette di fare una pausa e staccare dalle dinamiche di lavoro.

Anche pensare ad allestire un luogo di lavoro che preveda spazi verdi, ambienti bene illuminati con la possibilità di avere accesso a strutture come biblioteche, ludoteche, palestre può aumentare il senso di benessere del dipendente.
Fa capolino da qualche tempo anche l’idea di dare ai dipendenti lo spazio di poter usufruire di servizi di counselling dei quali poter usufruire per potersi “alleggerire” di pesi emotivi di origine lavorativi e non.
Una considerazione ulteriore va fatta. Nelle imprese di nuova costituzione dove si può già fare un buon lavoro sugli spazi di lavoro e sui dipendenti, tutto è con buona probabilità più semplice.
Nelle strutture, invece, già consolidate, di lungo corso, è evidente che un intervento  non sempre è semplice ne privo di costi. In questa direzione una ristrutturazione, anche leggera, degli spazi di lavoro, che può consistere in una tinteggiatura che porti un po’ di colore, può essere sufficiente a creare spazi comuni davvero rilassanti.

Incoraggiare un lavoro di squadra efficace

Un’azienda potrebbe aver reclutato i migliori talenti ma se non lavorano bene insieme non si raggiungeranno risultati.
Pochissime persone sono naturalmente inclini a lavorare bene in squadra. Per cui,  è su questo punto che un manager della felicità dovrebbe intensificare i propri sforzi e offrire preparazione, esercizi di teambuilding e supporto costante. Organizzando, giornate e momenti veri e propri di giochi di squadra, completamente diversi da quanto i team fanno normalmente, per esempio sfide di cucina, tornei di calcetto, e chi più ne ha più ne metta.

Ogni cambiamento porta quasi sempre con se’ paura, titubanza e non solo.
La “ricerca della felicità” non si risolve in un lavoro breve, veloce, anzi, il lavoro del manager della felicità richiede una grande quantità di tempo che deve essere dedicata a coltivare i rapporti con i dipendenti in un’ottica di “prevenzione” che punta ad avere a bordo dipendenti soddisfatti e che, di conseguenza, creano pochi problemi e che non creano strappi o rotture nei rapporti.

L’inserimento di un Manager della Felicità rappresenta oggi una scelta strategica. Per un’azienda di successo che sia in grado di garantire lavoro e occupazione è espressione di lungimiranza avere alle dipendenze lavoratori fidelizzati che lavorano in sinergia tra loro e con l’azienda per sviluppare il loro personale potenziale e per rendere l’azienda sempre più competitiva e vincente.

Tu? Sei un manager della felicità per la tua azienda o dovresti proprio assumerne uno?Fammelo sapere nei commenti.

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