ORARIO DI LAVORO: NE ESISTE UNO OTTIMALE?

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orario di lavoro

Ormai in tutto il mondo ci si interroga sulla durata dell’orario di lavoro: le canoniche 8 ore al giorno sono ormai superflue o sono ancora indispensabili per l’attività produttiva?

Questa è una domanda che mi sono posta spesso, si è realmente così produttivi lavorando 8 ore al giorno? Quante di queste ore lavorative sono effettive e quante invece si dedicano ad attività extra quali caffè, consultazione dei social, chiacchiere tra colleghi e passeggiate in bagno? Qual’è l’orario di lavoro giusto per vivere sereni?

Io per prima a volte mi dilungo a parlare della mia bambina oppure a leggere un messaggio arrivato da un amico eppure sono sempre concentrata sul mio lavoro.

Avere più tempo libero e più spazio per stare con la famiglia o per fare le cose che ci piacciono potrebbe rendere più sostenibili le ore trascorse in ufficio e magari anche più produttive.

Diversi studi ed esperimenti sono stati fatti in più parti del mondo a tal proposito in quanto non sono l’unica a porsi questi interrogativi, scopriamo cosa è emerso.

PIÙ ORE DI LAVORO UGUALE PIÙ STRESS

Il Melbourne Institute of Applied Economic and Social Research ad esempio ha rivelato come l’orario ottimale di lavoro sia di 25 ore a settimana,  cioè 3 giorni a settimana, quasi la metà, quindi, dei tipici orari lavorativi che ne prevedono 40.

Quando si supera questo nuovo “limite” le capacità cognitive calano cedendo il posto allo stress.

Per evidenziare quanto il troppo lavoro, in realtà, sia sinonimo di lavoro svolto in modo approssimativo, sono state prese in esame la memoria, le capacità linguistiche, la velocità di elaborare le informazioni e la concentrazione.

ESSERE PAGATI SENZA LAVORARE NON È IL SOGNO DI TUTTI

Secondo un esperimento svolto in Giappone è proprio così. Infatti, a febbraio è stato introdotto il Premium Friday che prevede l’uscita dal lavoro alle 15 l’ultimo venerdì del mese, per poter dedicare maggiore tempo alla famiglia e a se stessi. Tu non avresti fatto salti di gioia? Loro no. 

Il venerdì pomeriggio libero, infatti, è stato sfruttato da meno del 4% dei nipponici stacanovisti, tanto da spingere alcune delle 130 aziende aderenti al progetto a sborsare bonus in denaro pur di tener lontani dagli uffici i dipendenti.

I dipendenti nipponici combattono la piaga del superlavoro,  o meglio, morti dovute al troppo lavoro. Il fenomeno è così diffuso che esiste persino un termine per definire la morte per il troppo lavoro “karoshi” e, proprio di karoshi sono morte ben più di 2000 persone in 18 mesi.

RUTGER BREGMAN COSA NE PENSA?

A pensare che lavorare non più di 15 ore a settimana potrebbe contribuire a creare un mondo migliore è lo storico e autore Rutger Bregman , che, prendendo ispirazione dall’economista inglese degli anni 30 Keynes,  afferma che per migliorare la qualità della vita basterebbe concedere a tutti un reddito minimo e ridurre i consumi.

Lavoriamo meno, spendiamo meno ma siamo più felici.
Un esempio significativo in questo senso è quello della Danimarca, quinto paese più produttivo al mondo pur avendo la settimana lavorativa più breve.

ANCHE LA SVEZIA DICE LA SUA

Anche i nostri amici svedesi  stanno facendo esperimenti al riguardo e 
dal gennaio 2015 hanno deciso di  ridurre l’orario lavorativo dalle canoniche 8 ore a 6 – per un totale di 30 ore settimanali.

In particolare nel comune svedese di Göteborg,  gli operatori sanitari della casa di riposo pubblica di Svartedalen, a  parità di salario si sono visti ridurre l’orario di lavoro con lo scopo ben preciso di limitare i giorni di assenza dal lavoro per malattia.

I risultati di questo esperimento sono stati resi noti il 21 aprile di quest’anno alla facoltà di economia di Göteborg e sono chiari: lavorare meno fa bene e rende più produttivi i dipendenti, che percepiscono un miglioramento del proprio stato di salute e un significativo aumento di energia e benessere.

Tutto questo ha influito positivamente sullo svolgimento del lavoro con conseguente diminuzione delle assenze per malattia. I lavoratori hanno potuto giovare di significativi cambiamenti intervenuti nel loro stile di vita, come quello di consumare cibo più sano e preparato in casa e svantaggio del cibo confezionato e di poter praticare con più frequenza e intensità attività sportive.

VIRGIN, UN ESEMPIO PER TUTTI?

Richard Branson, fondatore del colosso Virgin,  ha abolito, per i suoi dipendenti degli Stati Uniti e del Regno Unito, l’orario di lavoro; perché ciò che conta sono i risultati e che alla fine i progetti affidati a ognuno siano portati a termine con successo. 
Un lavoratore felice, che ha più tempo da dedicare alla famiglia ai propri interessi, lavora meglio”.

Sono tutti esempi molto validi ed in ognuno di loro trovo della verità. Piacerebbe a tutti lavorare meno e guadagnare lo stesso stipendio, avere più tempo per la famiglia e per lo svago ma siamo pronti a questo?
O viviamo ormai in una realtà veloce, che ci lascia sempre connessi al lavoro, senza possibilità di uscità? 
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