FILO: UN SUCCESSO 100% ITALIANO

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Sei fuori dal portone di casa. Stai cercando le chiavi ma non riesci a trovarle. Passano pochi minuti di ricerca finché non ricordi di avere Filo. In un secondo apri l’app sul tuo smartphone e come per magia le tue chiavi iniziano a “suonare”.

Filo, startup fondata da Giorgio Sadolfo, ha ricevuto 500mila euro di finanziamento, venduto decine di migliaia di pezzi e presentato il prodotto all’ultimo CES di Las Vegas, la più importante fiera di tecnologia al mondo.

COME È INIZIATO TUTTO?

Sposato con due figli, Giorgio lavora come consulente per aziende come Microsoft e Google e organizza alcune delle principali conferenze di tecnologia italiane. Un giorno, mentre navigava su Facebook, nota un banner su un percorso di accelerazione (InnovAction Lab). Ha un po’ di idee in testa e decide di mettersi in gioco:

«Lì si è formato il team e confrontandoci ci è venuta l’idea. Siamo partiti dalle basi. Ci siamo chiesti come la gente perde oggetti e cosa. Per capirlo abbiamo fatto sondaggi e interviste»

COME FUNZIONA FILO?



Il funzionamento è tanto semplice quanto geniale. Filo è un piccolo dispositivo, grande quanto una moneta da 2€, che si attacca all’oggetto che hai paura di perdere, come le chiavi di casa, il tuo smartphone o persino il tuo animale domestico. Con il Bluetooth e un’app dedicata visualizzi quando ti stai avvicinando all’oggetto smarrito, lo fai suonare dall’App e ritrovi ciò che hai perso nel giro di pochi secondi.

Nel caso in cui l’oggetto non sia abbastanza vicino da collegarsi al Bluetooth, l’app registra l’ultima posizione nota dell’oggetto. E se dovessi perdere lo smartphone, ti basterà premere il pulsante presente su Filo: In questo modo la situazione verrà capovolta ed il telefono inizierà a suonare.

Il prezzo per tutto questo è di 29,90€, una cifra corretta per una tecnologia così semplice ma, al tempo stesso, utilissima.

«Non andare a cercare all’estero quello che puoi fare in Italia. Parla con le persone che possono aiutarti, chiedi consigli. Importante cercare chi ti critica, ma anche chi è disposto a sostenerti. Impara dagli errori degli altri e soprattutto non lasciarti scoraggiare. Ci hanno detto che eravamo pazzi a lasciare i nostri lavori, come molti investitori ci hanno scoraggiato dicendoci che produrre hardware in Italia è una follia. Ma non abbiamo mollato».

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