DONNE E CARRIERA: CRESCONO LE OPPORTUNITÀ?

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Sono molte le donne che lavorano, ma sono davvero al pari dei loro colleghi uomini?

Se pensiamo alle nostre nonne, ed in alcuni casi, anche alle nostre mamme, noteremo una differenza occupazionale netta tra uomini e donne.

Prima si era mamma a tempo pieno, ed il proprio lavoro consisteva nell’accudire la casa e la famiglia gestendo anche l’economia domestica; il padre invece “portava i soldi a casa” ed era, appunto, l’unico portatore di reddito.

Vuoi l’emancipazione femminile, vuoi le esigenze economiche che andavano cambiando, piano piano le donne hanno cominciato ad affacciarsi nel mondo del lavoro iniziando la faticosa lotta per conciliare lavoro e famiglia.

In Italia ci sono 23 milioni di occupati. Un terzo di questi è composto da donne. 

Donne che tutt’oggi spesso lasciano il lavoro alla nascita del primo figlio, con la speranza di riprenderlo appena possibile e riscontrando enormi difficoltà.

Donne che spesso chiedono una variazione contrattuale, passando da un contratto full-time ad un contratto part-time, perchè è più facile riuscire a gestire la vita privata e la vita professionale.

Sì è raggiunta quindi la parità lavorativa tra gentil sesso e sesso forte?

Nel mondo le donne guadagnano in media il 23% in meno degli uomini.

Secondo l’istat la differenza di stipendio tra uomini e donne, in Italia, è la più bassa di tutta l’Unione Europea. In media le donne guadagnano il 5,5% in meno degli uomini, primato condiviso con il Lussemburgo, a fronte di una media Ue del 16,3%.

Le differenze più ampie si registrano in Estonia (26,9%), Repubblica Ceca (22,5%) e Germania (22,0%); quelle minori, oltre a Italia e Lussemburgo, Romania (5,8%) e Belgio (6,5%).

Il motivo di tale divario salariale non ha una o due cause, ma è dovuto all’accumulo di numerosi fattori:

  • sottovalutazione del lavoro delle donne
  • mancata remunerazione del lavoro domestico
  • minore partecipazione al mercato del lavoro
  • livello di qualifiche assunte e  discriminazione.

Pertanto, le donne guadagnano meno in generale perchè lavorano meno ore retribuite, operano in settori a basso reddito o sono meno rappresentate nei livelli più alti delle aziende.

Nel complesso, secondo una stima dell’onu, per ogni dollaro guadagnato da un uomo, una donna guadagna in media 77 centesimi.

Ancora oggi avvertiamo una differenza nel mondo del lavoro, ma è possibile che questo dipenda anche da una differenza nella vita domestica?

Sono suddivisi al 50% gli oneri familiari? Moglie e marito badano allo stesso modo alla crescita dei figli, alla cura della casa e della cura personale?

Sicuramente un maggior livello di istruzione comporta anche una trasformazione a livello culturale e di mentalità, le donne oggi sono meno sole, ma non basta.

E’ necessaria una riformulazione  dei modelli di business, creando i meccanismi necessari per poter rispettare i diritti delle donne che, oltre a un lavoro e a una carriera, hanno anche il desiderio e il coraggio di diventare mamme.

Il lavoro part time ( purtroppo, in alcuni casi, frutto non tanto di una scelta quanto di una necessità) è uno strumento che risolve in parte l’esigenze personali ma limita ed ostacola la crescita professionale.

Sarebbero necessari più interventi atti a facilitare il lavoro delle donne nonchè la loro ascesa in azienda.

Lo smart working è un altro strumento in lenta espansione che permetterebbe alle donne una maggiore flessibilità, ma è utile alla crescita professionale?

La domanda che mi sono posta però è questa: Gli uomini sarebbero disposti ad una trasformazione radicale? A diventare “Mammi” dando spazio alle mogli e permettendo loro di crescere professionalmente limitando invece le loro ambizioni di carriera?

E la società invece, accetterebbe tutto questo?

Voi cosa ne pensate? Condividetelo su Facebook!! 😉

 

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