Come aprire una IAD e quali sono i costi

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I tuoi amici ti chiedono spesso di preparare qualcosa da mangiare oppure una delle tue fantastiche torte per il compleanno dei figli? La tua passione è la cucina e ti piacerebbe trasformarla in business? Allora leggi come aprire una IAD.

Cosa è una IAD

Una IAD è una microimpresa domestica che opera nel settore alimentare. Un’attività, regolarmente registrata e, dunque, perfettamente legale , legata alla preparazione e alla vendita di prodotti alimentari.

Può sembrare un argomento complesso ma, in realtà, sto parlando di chi, nella cucina di casa propria, prepara prodotti alimentari di vario tipo (dai dolci alle conserve, fino agli alimenti pronti), da rivendere, poi, a privati o ad altre aziende.

Cosa è possibile commercializzare con una IAD

Per quanto riguarda la preparazione e la commercializzazione di alimenti non ci sono limitazioni ( ad esclusione degli alcolici per i quali è richiesta una licenza a parte)
Quindi si possono preparare:

  • dolci e torte;
  • primi , secondi e contorni;
  • ricette regionali e prodotti tipici;
  • conserve e confetture;
  • bevande non alcoliche.


Dunque, puoi scegliere di focalizzarti su una tipologia di piatti (ad esempio, le pietanze etniche o vegan) particolarmente richiesta, oppure di seguire la tua passione e creatività, dedicandoti ad esempio al cake design oppure riportando alla luce le ricette della nonna. Insomma, le opzioni non mancano: basta individuare il settore nel quale ti senti più preparato o le specialità che vanno per la maggiore nella tua città.

Chi può aprire una IAD

Per aprire una IAD, l’unico requisito è attualmente la maggiore età. Ci sono giovani, mamme, dipendenti o pensionati che provano ad investire nelle loro abilità, chi per conciliare la vita privata e professionale chi magari per arrotondare con un secondo lavoro, senza l’onere di dover investire in locali o laboratori.

Cosa serve per aprire una IAD

Come per tutte le attività commerciali, occorre una certa pianificazione. Il modo migliore per definire costi di partenza, strategie ed obiettivi è compilare un business plan, magari facendosi aiutare da una figura esperta in questo ambito.
In secondo luogo, è importante conoscere le normative di riferimento: già perché, seppure nel contesto di una microimpresa domestica, il trattamento e la vendita al pubblico di alimenti segue precise regole, specialmente per la conservazione, l’igiene e la sicurezza.
Per riassumere, per poter operare ogni IAD deve:

  • aprire partita iva;
  • presentare al Comune, attraverso il Suap, lo sportello unico delle Attività Produttive, la Scia, cioè la Segnalazione Certificata di Inizio Attività;
  • ottenere la certificazione Haacp;
  • fare l’iscrizione alla Camera di Commercio come artigiano;
  • attendere l’autorizzazione della asl.


In Italia non esiste una normativa nazionale sul tema, ci si riferisce al regolamento europeo del 2004, l’unica regione che si è posta il problema di una regolamentazione nazionale è il Piemonte e ha stabilito, fra le altre cose, l’obbligo per chi apre un’impresa domestica di avere la doppia cucina.

Una trattazione a parte merita il corretto trattamento degli alimenti freschi o trasformati, che per essere venduti al pubblico devono rispettare tutte le norme previste dal protocollo HACCP. Qualora non sia già in possesso dell’attestazione specifica, sarà necessario frequentare i corsi pergli operatori del settore alimentare. Per avere dettagli in merito a questa tipologia di corsi, cti consiglio di consultare il sito web dell’azienda sanitaria locale competente per il territorio di esercizio dell’attività.

Un altro aspetto da considerare prima dell’inizio dell’attività riguarda l’adeguatezza della propria abitazione allo svolgimento dell’attività alimentare. Infatti è necessario che l’ASL verifichi la corrispondenza dei locali adibiti a cucina agli standard minimi di igiene e sicurezza alimentare. Potrebbe quindi essere necessario adeguare la cucina o i locali di trasformazione alimentare previsti, per rispondere alla normativa in vigore al momento.

Inoltre si è tenuti a preconfezionare, etichettare e tracciare i prodotti, specificando la provenienza di ciascun ingrediente.

Quanto costa avviare una iad

Un’ultima considerazione è necessaria in merito ai costi di apertura di una microimpresa domestica. Si tenga presente che i costi da sostenere sono decisamente bassi, in quanto è possibile avviare l’attività anche utilizzando l’attrezzatura e gli elettrodomestici già presenti in ambito casalingo.
Ovviamente i costi saranno maggiori nel caso in cui siano necessarie attrezzature per lavorazioni specifiche o per la conservazione degli alimenti. Una voce di spesa più importante potrebbe derivare però dalla necessità di adeguamento dei locali di lavorazione alle norme igienico-sanitarie previste dall’ASL.
Infine , dovranno essere presi in considerazine , come per tutte le partite iva, tutti i costi da affrontare, come ad esempio i contributi INPS, variabili a seconda dell’aliquota specifica al quale si è sottoposti. Per quanto riguarda gli aspetti fiscali, concludendo, consigliamo di valutare i possibili profili fiscali applicabili al proprio caso con l’aiuto di un commercialista o di un professionista in materia, in quanto potrebbe esistere la possibilità di aderire a regimi speciali o agevolazioni fiscali in merito.

Se vuoi maggiori informazioni, magari più dettagliate puoi far riferimento all’associazione Cucina nostra, associazione di promozione sociale senza scopo di lucro, nata con l’intento di supportare chi vuole realizzare il proprio progetto di microimpresa domestica.

Quindi, se sei pronto a far assaggiare al mondo le tue prelibatezze non è più ora di indugiare, avvia anche te una IAD. Cosa ne pensi? Può essere una buona opportunità di impresa? fammelo sapere nei commenti.

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