COME APRIRE LA PARTITA IVA: TUTTI I COSTI DA AFFRONTARE

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partita iva costi

Quanto costa aprire una partita IVA? Quali sono i costi di gestione?

Come avevamo già accennato nell’articolo della scorsa settimana (vedi: “COME APRIRE LA PARTITA IVA: TUTTE LE INFO CHE DEVI CONOSCERE”), oggi vediamo quali sono i costi da sostenere per aprire una partita e se questa rappresenta la scelta giusta per chi desidera intraprendere una attività in proprio.

In teoria, all’apertura della partita IVA non sono assolutamente collegati costi di alcun tipo. La procedura è gratuita a meno che non decidiamo di rivolgerci ad uno specialista per farci assistere.

Quando parliamo di partita IVA, però, vanno considerati tutti gli aspetti, bisogna sapere quindi che ci sono dei costi di gestione, di esercizio, tasse e imposte molto importanti che possono stravolgere l’idea e soprattutto i conti che ci eravamo fatti sul nostro futuro business.

APRIRE LA PARTITA IVA: È LA SCELTA GIUSTA?

Aprire una partita IVA ha i suoi vantaggi, ma ha anche un costo (di mantenimento): pertanto, prima di aprirla, meglio fare due calcoli su quanto ammonta il nostro guadagno annuale.

Se si è lavoratori indipendenti e i nostri introiti superano i 5.000 euro annui, si può iniziare a pensare di aprire una partita IVA per regolarizzare la propria posizione fiscale, ma sotto i 5.000 euro è meglio valutare attentamente poiché le spese di gestione potrebbero incidere pesantemente sui guadagni.

In tal caso, il mio consiglio è quello di gestire la vostra posizione economica tramite la Ritenuta d’Acconto, ovvero una trattenuta che viene fatta dal datore di lavoro nei confronti del collaboratore che rappresenta un anticipo (o un acconto, appunto) sulle imposte di quest’ultimo.

CODICE ATECO

Nell’apertura della partita Iva, bisogna indicare il codice dell’attività che si vuole svolgere, questo codice viene chiamato Ateco. La definizione del codice attività non è banale e ha un’importanza fondamentale per la valutazione dell’attività ai fini fiscali. La tabella di classificazione delle attività economiche chiamata ATECO 2007 è consultabile sul sito dell’Agenzia delle Entrate.

REGIME FORFETTARIO O ORDINARIO?

Un fattore importante è scegliere il tipo di sistema contabile: regime forfettario o contabilità ordinaria?

Vediamo le caratteristiche ed i requisiti di entrambi i regimi.

REGIME ORDINARIO

I costi per coloro che aprono una partita IVA a regime ordinario riguardano le spese di gestione e i numerosi obblighi contabili, a seconda che il regime di contabilità sia ordinario o semplificato. Le spese ricorrenti sono:

  • diritto annuale per l’iscrizione dell’impresa alla Camera di Commercio, il cui costo da 12 euro (per unità locale) ai 120 euro (per le società semplici inattive o non agricole e per le società tra professionisti);
  • costo del commercialista (almeno 900/3.000 euro l’anno);
  • contributi INPS;
  • IRPEF;
  • IVA;

REGIME FORFETTARIO

Il regime forfettario è stata un’importante novità in materia di partita IVA. Introdotto due anni fa sta riscuotendo un buon successo. Circa il 47% delle nuove Partite IVA sono in regime forfettario, e secondo il MEF nel 2017 ne sono state aperte 165.000.

L’iscrizione con Regime forfettario prevede due tipi di tassazione agevolata:

Nel primo caso, per le nuove partite IVA, si applica il regime forfettario startup, che prevede la tassazione agevolata del 5% per i primi 5 anni d’imposta e del 15% a partire dal sesto anno.

I contributi INPS incidono invece per il 27% sul reddito di impresa.

Nel secondo caso, ovvero per coloro che hanno già una Partita IVA aperta, invece, si applica il regime forfettario ordinario con aliquota al 15%.

Chi opta per il regime forfettario ha pochissimi obblighi contabili, in quanto godono di importanti semplificazioni, quali:

  • divieto di rivalsa dell’IVA;
  • divieto di esercitare il diritto alla detrazione dell’IVA;
  • esonero dalla registrazione delle fatture emesse;
  • esenzione dalla registrazione dei corrispettivi;
  • esenzione dalla registrazione delle fatture di acquisto;
  • esonero tenuta e conservazione dei registri e documenti;
  • esonero dalla liquidazione e versamento dell’IVA;
  • esenzione dalla dichiarazione IVA;
  • esonero dalla presentazione dello spesometro;
  • esonero dalla certificazione dei corrispettivi qualora svolgano le attività previste dall’art. 2 del D.P.R. 696/1996.

I COSTI FISSI

Partiamo dai costi fissi per la partiva IVA, ovvero quei costi che dovremo certamente pagare nel caso in cui volessimo, appunto, avere la nostra partita iva, a prescindere dalla quantità del fatturato.

Tra questi vanno contemplati, a seconda del regime fiscale applicabile, i diritti camerali, i contributi INPS fissi, i contributi INAIL e la spesa del commercialista per la gestione della contabilità.

INPS

Dopo aver ricevuto il numero di partita IVA, è obbligatorio aprire una posizione previdenziale presso l’INPS. Se si usa il canale telematico ComUnica, contestualmente all’inizio attività, ai fini IVA, si può presentare anche l’apertura della posizione INPS. Per alcune tipologie di imprese è obbligatorio utilizzare esclusivamente il canale telematico: le aziende con dipendenti, i titolari e soci di imprese del settore terziario e le aziende agricole autonome.

Le altre imprese possono richiedere l’apertura di una nuova posizione previdenziale anche presso gli uffici territoriali di competenza.

Per quanto riguarda l’INPS, in via generale c’è da pagare un contributo fisso di circa 3.600 annui.

Il pagamento avviene in 4 rate: 16 maggio, 20 agosto, 16 novembre, 16 febbraio dell’anno successivo.

I contributi ulteriori a favore dell’INPS per chi non è iscritto a gestioni particolari o ad altra cassa sono pari al 25%.

Per chi invece è iscritto ad altra cassa o forma previdenziale, l’aliquota diventa del 24% sull’eccedente del minimale.

IRPEF

L’IRPEF è l’imposta generale sul reddito in Italia. Fatto salvo il caso dei regimi forfettari (inserire link), gli scaglioni sono i seguenti:

  • per la somma eccedente i 15.000 euro e fino a 28.000 euro: il 27%;
  • eccedente i 28.000 euro e fino a 55.000 euro: il 38%;
  • per la somma eccedente i 55.000 euro e fino a 75.000 euro: il 41%;
  • eccedente i 75.000 euro: il 43%.

INAIL

Per quanto riguarda l’INAIL, abbiamo l’obbligo di iscrizione nel caso in cui dovessimo svolgere una di quelle mansioni o professioni che la legge individua come pericolose. Non è necessaria per chi ha un’impresa individuale non artigiana.

Secondo quanto previsto dalle norme, è necessario iscriversi all’INAIL nel caso in cui l’attività professionale che andremo a svolgere prevede l’utilizzo di macchinari, apparecchi o anche impianti.

IL COMMERCIALISTA

Abbiamo anche i costi del commercialista, che ammontano a circa 100 euro al mese nel caso in cui dovessimo operare in un business relativamente piccolo e che emette poche fatture, ma i costi variano da professionista a professionista.

E voi, avete già la Partita Iva o pensate di aprirla? Come ve la state cavando? Scrivetelo nei commenti!

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