6,5 milioni di italiani attendono il rinnovo contrattuale

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Ilfronte del lavoro resta ancora caldo in Italia e gli ultimi numeri che arrivano dall’Istat su “Contratti collettivi e retribuzioni contrattuali” lo confermano. Sono, infatti, complessivamente 41 i contratti in attesa di rinnovo a fine marzo, relativi a circa 6,5 milioni di dipendenti. Si tratta del 52,4% del totale, in lieve diminuzione rispetto al mese precedente. “Nei primi tre mesi del 2019 sono scaduti 27 contratti collettivi nazionali, sommandosi ai 14 ancora in attesa di rinnovo – commenta l’Istat -.

La quota dei dipendenti con il contratto scaduto torna a eccedere il 50% come non accadeva dal 2016″. L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è in media di 12,7 mesi.

Tra le buone notizie c’è quella che scendono i tempi di rinnovo: l’attesa media calcolata sul totale dei dipendenti è di 6,6 mesi, in forte diminuzione rispetto a un anno prima (25). 

Secondo i dati Istat, un altro valore molto preoccupante per la crescita del nostro paese, è l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie.

Questo valore, infatti, è rimasto invariato rispetto al mese precedente ed aumenta del 1,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.

I settori che mostrano gli incrementi tendenziali maggiori sono: attività dei vigili del fuoco (+10,3%); scuola e regioni e autonomie locali (entrambi +3,7%). Si registrano variazioni nulle nel comparto delle funzioni centrali, nelle farmacie private e nel commercio.

COSA NE PENSANO I CONSUMATORI?

Bene, ma non basta“, dichiara Massimiliano Dona, presidente dell’Unione Nazionale Consumatori (Unc), commetando il dato Istat sulle retribuzioni.

Finalmente, grazie ai rinnovi contrattuali e alla fine del blocco degli stipendi dei dipendenti pubblici, fermi dal 2010, le retribuzioni sono state adeguate all’aumento del costo della vita e a marzo sono salite dell’1,4% contro un’inflazione dell’1%, ma siano ancora molto lontani dall’aver recuperato quanto perso in questi anni di crisi e di mancati rinnovi. Senza contare che l’incremento per i dipendenti del settore privato è pari appena allo 0,8% su base annua. Se gli stipendi restano troppo a lungo al palo, il reddito delle famiglie in termini reali non può che scendere ed i consumi ristagnare. Ecco perché vanno ripristinati meccanismi automatici di adeguamento al costo della vita, come la scala mobile all’inflazione programmata”.

È importante quindi, notare come ci siano dei segnali positivi in arrivo sul fronte del lavoro, ma è altrettanto ovvio che la strada da percorrere è ancora lunga.


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